
"Chi sono io?
Io sono quello che quando si alza sazio e compiaciuto dal tavolo
si impiglia con la giacca nella tovaglia
e fa cadere stoviglie, coltelli e bicchieri
e mentre raccoglie cocci
sbatte la testa contro la tua, che cercavi di aiutarlo
e tu stordita per il colpo inferto, ti tagli con una scheggia di cristallo.
Senza nemmeno avere il tempo di renderti conto che lui
sta portando le tue dita insanguinate alla sua bocca
e succhia la ferita guardando fisso negli occhi tuoi
sconvolti, come di una che vorrebbe scappare via,
ma non le riesce nemmeno di ritrarre la mano
che ora questo strano tipo si strofina delicatamente sulla faccia
la tua mano sulla sua faccia
per accarezzarsi la pelle rasposa del viso
perchè lui si rade un giorno si e uno no
e questo è un giorno no...non c'è dubbio
ma tu non arrabbiarti amore mio
che io sono quello che ti vuole un bene forsennato e pazzesco
e ora si fa orciao, arrotino, medico e vetraio
per ricostruirti vasellami, coltelli, bicchieri e scaglie di cristallo
e poi io e te saremo quelli che ridono forte e butteremo tutto giù dalle finestre
e correremo in strada dove innescheremo un ballo bello come il sole di notte
e intorno a noi danzeranno gli alberi, i cassonetti e le mignotte
e insieme grideremo al vento, alle automobili, alle bigotte
nascoste a frotte dietro le gelosie
che caschi pure il mondo a noi non ce ne fotte
perchè sia come sia
perchè vada come vada
volteggeremo abbracciati tra schegge di cristallo,
lame affilate e stoviglie rotte
...fino a che...torna...il giorno..."
(G.Vergara)